Intervista - 17 Maggio 2010

Quest'oggi presentiamo una intervista insolita nel panorama pieno di gruppi e personaggi di successo;
Qui siamo di fronte ad una etichetta, e pure al limite dell'ignoto.
Ma l'anonimato è il terreno vergine per la musica sperimentale, sia di ieri che di oggi, così come per le ristampe che la Lunhare (http://www.lunhare.net) qui in oggetto sta proponendo sotto veste grafica assai pregevole e una tiratura limitata.
Massimiliano Gatti è uno dei tanti esponenti che lavorano nell'ombra, nella fatica e se non altro hanno la grandissima soddisfazione di vedere il lavoro concretizzarsi e forse lasciare un segno. Come si dice, pochi ma buoni.

(Una piccola nota alle domande, che a volte possono essere un po' banali (tipo "perché usare un CDr?")
ma permettono di poter esprimere un panorama di difficoltà  che forse alcuni lettori non hanno ben chiaro.
Ergo, bisogna sottolineare quanto sia difficile stampare cd, e di come possa cambiare la qualità  di suono scegliendo un prodotto professionale una masterizzazione a casa. Un modo anche per diffondere la cultura della audiofilia, della qualità del suono rispetto il mero possesso digitale)

Innanzi tutto grazie per la disponibilità , questa piccola intervista vuole essere un omaggio a chi si impegna nel sogno ad occhi aperti chiamato musica e vorrebbe divulgare l'esistenza di questa etichetta che rappresenta una interessante occasione di reperire materiale particolarmente raro per chi ama la musica sperimentale.

-    Si può introdurre la Lunhare ai lettori? Chi siete, quando avete iniziato e quali sono gli scopi prefissi (sia quelli più realistici che quelli in fondo al cassetto, ovviamente)?

Innanzi tutto un breve prologo, che può servire ad inquadrare la storia. Verso la metà  degli anni 80 c'erano sparse per il mondo diverse  micro-organizzazioni che si dedicavano alla realizzazione di cassette e, molto raramente, dischi. Contando solo sul passaparola e sul prezioso lavoro informativo/divulgativo di poche fanzines, sulla lentezza delle poste, sui trasferelli e sulle fotocopiatrici si era organizzata una fitta rete di scambi e la musica circolava che era un piacere. L'unione di alcune di queste realtà  portò alla creazione di Hax. Mettendo insieme le scarse finanze e un'incontenibile entusiasmo riuscimmo a produrre diversi dischi, cassette e CD. Dopo qualche anno, com'era naturale che fosse, Hax giunse al termine. E qui cominciò Lunhare, nel 1994. Io e Guido, che presto si defilò ma è rimasto sempre un amico e un consigliere prezioso. Tecnicamente, al momento Lunhare è gestita solamente da me, ma Lunhare è in definitiva (di) chiunque collabori in qualsiasi modo al progetto. Gli scopi di Lunhare sono essenzialmente quelli di rendere disponibili produzioni musicali che altrimenti non avrebbero esposizione e diffusione. Al momento sono concentrato principalmente su ristampe di lavori risalenti agli anni '80-'90, ma tolta la ruggine conto di dedicarmi anche alle novità .        

- La pagina di Lunhare è divisa in tre sezioni: Vintage, Hax e Lethargy. Come mai questa divisione? Sarà  ripubblicato tutto quello che è segnato?

Il sito di Lunhare ha una pagina dedicata ad Hax (chissà  se avrù mai tempo di aggiornarla e terminarla...) perché sono ancora molto orgoglioso di quello che Hax ha realizzato e voglio conservarne le tracce. La pagina Vintage è relativa al primo periodo di Lunhare, dal 94 al 99. Dopo un letargo di quasi dieci anni, Lunhare si è risvegliata e quindi ecco la pagina Lethargy per segnare il distacco da quello che è stato a quello che è e magari sarà.
NdR: La Hax è una etichetta nata a torino a fine anni '80 e gestita da  Massimiliano Gatti (Bekko Bunsen), Marco Milanesio (DsorDNE), Marco Pustianaz (Snowdonia - fratello di Maurizio "Gerstein" Pustianaz), and Guido Lusetti (Gregorsamsa)

-   Nel piccolo ma peculiare catalogo della serie Lethargy si leggono alcuni nomi della scena italiana che sembravano assolutamente dimenticati ed altri autori stranieri (come Merzbow o Kapotte Muziek) che sembrano sottintendere un particolare interesse proprio per QUEI dischi. Dunque, mi puoi parlare cosa hanno di questi dischi di così particolare? Cosa ti affascinò quando li scopristi e cosa pensi possano dare al pubblico adesso, anche dieci anni più tardi dalla loro prima pubblicazione?

In realtà , tutti i musicisti pubblicati da Lunhare sono ancora attivi. Se uno avesse voglia di informarsi, scoprirebbe facilmente che Marco Milanesio dei DsorDNE lavora coi Larsen e con molti altri artsisti itaiani e stranieri come tecnico del suono, oltre che col suo nuovo progetto 9cento9. Oppure che Gi Gasparin (Piume E Sangue, Pangolinorchestrà  ecc.) suona regolarmente dal vivo con svariati gruppi. Per quanto riguarda gli stranieri, con Merzbow il progetto era nato per essere un lavoro incentrato soprattutto sull'aspetto grafico con una confezione particolare, poi le ristrettezze economiche ci costrinsero a ridurre il tutto alla sola parte "musicale", pubblicandolo di fatto monco. Di PBK, Kapotte Muziek, Blowhole e gli altri con cui ho collaborato ho sempre apprezzato lo sforzo di essere "unici", di non uniformarsi al facile manierismo di un genere ma anzi di indicare spesso vie nuove.

-    Si può fare un paragone con la scena moderna sperimentale? Somiglianze, eredità , contraddizioni ed evoluzioni? A me sembra ad esempio che tempo addietro la pubblicazione di disco era molto spesso accompagnata da comunicati e scritti di pugno degli autori: manifesti programmatici, dubbi esistenziali, manifestazioni di orgoglio/rabbia, sperimentazione lessicale e visiva, provocazione veramente inquietante. Adesso mi sembra che difficilmente il pensiero degli autori traspaia sul serio da una pubblicazione...

Trovo difficile rispondere senza scadere in facili generalizzazioni. Così come 20-30 anni fa, anche oggi ci sono i pigri manieristi ma per fortuna anche chi è curioso e si spinge sempre un pù più in là . E mi riferisco sia agli artisti che al pubblico. La differenza sostanziale è nella velocità  della comunicazione e nel sovraccarico di informazioni, che rischia di ridursi ad un cortocircuito e ad una dispersione delle informazioni stesse. Ora non c'è più bisogno di aspettare la pubblicazione di un disco o di un libro, nei quali concentrare tutto il proprio pensiero, per dare sfogo a pensieri e emozioni: basta buttar giù quattro righe e un demo su myspace e il gioco è fatto. Ma, appunto, il gioco non è per niente fatto. E invece di un lavoro compiuto abbiamo soltanto milioni di appunti e frammenti. 

-  La scelta di pubblicazione di CDr come ristampa è dettata da esigenze particolari? Come giudicheresti la qualità  del risultato, rispetto ad un cd normale?

Esigenze economiche prima di tutto, ma anche pratiche: non ha senso stampare 300 o 500 CD se sai già  che ne farai circolare 50 o 100 al massimo.. Il CDr permette tirature basse a prezzi contenuti ma con una resa qualitativa molto vicina, se non uguale, a quella di un CD prodotto industrialmente. Lo stesso si più dire della parte grafica; le attuali tecniche di stampa digitale permettono di realizzare copertine eccellenti. Il mezzo spesso non è sinonimo di scarsa o eccellente qualità :  ho molti CD dalla resa sonora o dalla veste grafica sicuramente inferiori a dei CDr. Ma trovo sia più appropriato confrontare il CDr con la vecchia cassetta, e non con il CD, e in quanto a qualità  e praticità  non c'è dubbio che il CDr vince su tutti i fronti.

-    Al giorno d'oggi, grazie al rinnovato interesse per la musica "difficile" e al fascino dei tempi andati, esistono molte etichette - soprattutto - all'estero che si stanno specializzando in questo tipo di musica. Avete mai pensato di farvi distribuire grazie ad esse?

Già  lo facciamo. Come accadeva per Hax, anche Lunhare ha il 99 per cento della propria distribuzione basata sugli scambi con etichette e distributori, italiani o esteri. Questo è sempre stato il metodo migliore per tenersi in contatto con il resto del modo e per aiutarsi a vicenda.

-    La musica industriale secondo me ha sempre convissuto con una contraddizione di fondo: l'essere musica destinata a poche orecchie capaci di apprezzare e capire (o semplicemente di sopportare!) certi suoni e certe dissonanze, e l'attitudine più che naturale a farsi conoscere ad un pubblico più vasto possibile. Sarà  questione di ricerca di identità , o ancora più semplicemente la forza che sta dietro l'impulso a pubblicare musica, ossia renderla pubblica, per cui condividerla; e ma nello stesso tempo di chiudersi per evitare le trappole della banalizzazione. Tu come vedi questo rapporto?

Prima di tutto sarebbe da chiarire cosa si intende per musica industriale. Per esempio, a mio parere Lunhare non ha un solo titolo "industriale" in catalogo. Per rispondere alla domanda, a mio parere un artista dovrebbe essenzialmente seguire la propria ispirazione e sensibilità , senza sforzarsi di essere gradito ad un pubblico più vasto o, al contrario, senza autocensurarsi nell'utilizzo di suoni più accessibili per restare confinati in una nicchia più o meno ristretta.

-    Bene stiamo giungendo alla conclusione di questa piacevole chiacchierata. L'ultime parole sono ovviamente totalmente libere: pensieri e dettagli, dimenticanze od omissioni, oppure saluti!

Un ringraziamento a te e a tutti quelli che non si limitano a sedere in riva al fiume ma fanno qualcosa per aiutare chi vuole attraversarlo.