Gironzolando tra le varie notturne live della scena goth-wave italiana e scegliendo il Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud per trascorrere un sabato sera di buon ascolto, mi sono imbattuta nella squisita disponibilità di una band emergente come gli Infieri, che ancora ringrazio per la disponibilità e l'impegno.

Non soddisfatta di articoli, recensioni e interviste già presenti nella nostra webzine, mi è sorto spontaneo chiedermi cosa comunicare ancora ai lettori che potesse interessare e incuriosire.
Fortunatamente non mi è servito troppo tempo per capirlo, trovandomi, come talvolta capita in questo ambiente, a seguire il live a fianco di una fonte inesauribile di cultura, idee e parole come Fedemone.
Così, al termine del concerto, ci riuniamo a fianco dello stand dove gli Infieri espongono il loro materiale e in particolare Stolen Sky e il Live at Sinister Noise (DVD). Io desidero necessariamente complimentarmi per l'intro di apertura ad effetto (tratto dal loro lavoro strumentale Moments of Eternity del 2005), seguita dal primo brano di ottima presentazione, Silence. Inoltre il sound dato dai brani del nuovo album (che gli Infieri presenteranno il 5 aprile allo Zoobar di Roma), da Sleeping Beauty in avanti, ha riscosso un discreto successo in pista da ballo.

Fausto mi fornisce molto gentilmente la scaletta della serata:

- Through the immortal wind
- Silence
- Buio dei miei occhi
- A song about fake happiness
- Eclissi
- Rain cloud
- My key
- Victory flags
- Sleeping beauty
- Without the happy ending
- Back to me
- Words for war

e il "vero bis" di chiusura con Victory flags

Poi i ragazzi ci parlano subito dell'importanza di un concerto dal vivo per una band emergente, sia come strumento di confronto con il pubblico e crescita musicale che come organizzazione stessa, considerando la notevole mole di strumentazione che si impegnano a trasportare a ogni serata, per rendersi più autonomi possibile e offrire il suono migliore. Raccontano infatti di come sia frequente incorrere in problemi tecnici e di disponibilità materiale durante una trasferta, problemi riguardanti la resa del suono, delle casse, inconvenienti che regalano da subito una fonte di stress da sommare al viaggio, al montaggio e smontaggio delle apparecchiature e all'adattamento improvvisato, a intralci che non sempre è possibile risolvere o quantomeno non facilmente e a un approccio diverso ogni volta, tutte tensioni che certamente non facilitano la resa di un live soprattutto per i gruppi giovani. Ma stasera la band sottolinea l'eccezionale organizzazione tecnica del locale, dove hanno tenuto un concerto contraddistinto da una perfetta resa sonora.
Libero ci spiega come sia importante la gestione dei suoni live, specie per il loro tipo di musica e di strumentazione. Dopodiché Federico coglie l'occasione per lamentare qualche critica: qualche irregolarità, una certa discontinuità tra un brano e l'altro... e immediatamente ci troviamo ad entrare nell'anima degli Infieri. Ci spiegano con molta cura come sia differente l'approccio suonato rispetto agli sviluppi in studio. Dal vivo il gruppo cambia la strumentazione e l'organizzazione dei suoni in tempo reale, grazie a un sistema di canali midi che gestisce anche 6 generatori sonori attivati in layer o split a seconda dei casi. Nonostante tutto ci sono parti musicali realmente non eseguibili dal vivo e da qui la necessità di un sequencer audio che funga da metronomo oltre che da "batterista".

Inevitabilmente Federico si sofferma a commentare la particolarità e l'originalità della strumentazione stessa da loro utilizzata, facendo riferimento ad esempio al Casiotone del 1986, e i ragazzi ci raccontano di come utilizzino addirittura le loro prime tastiere nel tentativo di ricerca di una sonorità personale, che è poi l'argomento che sta a loro più a cuore: cercare di ottenere un SUONO CALDO NELLA FREDDEZZA DELLA MUSICA ELETTRONICA.

Libero ci espone come il lavoro di programmazione delle tastiere live sia imperniato soprattutto nel ricercare un'unione tra la complessità tipica del suono digitale e il calore di quello analogico, in modo da potersi avvicinare quanto più possibile all'ascoltatore. Suonare strumenti elettronici, azionando dal vivo i filtri e i regolatori che ne determinano forma e sfumature, fa avvicinare molto l'esecuzione a quella per esempio di un chitarrista, che notoriamente è più comunicativo, almeno nell'immaginario comune. Proprio questa impostazione ha decretato il successo indiscusso di gruppi come i Depeche Mode, di cui gli Infieri riprendono più di ogni altro l'esempio.
Gli Infieri attualmente usano digital synth come Korg Triton, Korg MicroX, Roland XP30, Korg N1r, Korg X3r; virtual analog come Novation A-Station e Access Virus; ibridi come Korg Wavestation e il già citato Casiotone del 1986, più due multieffetti stereofonici Alesis (di cui uno che sfrutta lo spostamento della mano in aria su assi convergenti), sfruttando poi volumi e mixaggio per amalgamarli al meglio.

"Finora non ci siamo avvalsi mai di un computer laptop dal vivo" fa notare Libero "proprio per questo nostro approccio retrò (e più suonato) al live. Il computer è una macchina fredda che è frustrante da controllare con il solo mouse. Un sintetizzatore, al contrario, è uno strumento musicale a pieno titolo e se utilizzato in modo personale e creativo può trasmettere emozioni al pari di una chitarra o di un violoncello".

"Vogliamo una MUSICA SOLO APPARENTEMENTE ELETTRONICA" spiega Fausto. "L'approccio sul modello Kraftwerk non deve creare distanza ma deve essere caldo, comunicativo. Per questo nei prossimi live abbiamo intenzione di utilizzare anche un altro basso dalla sonorità calda e pastosa per alcune parti melodiche, in contemporanea con l'attuale basso elettrico con funzioni principalmente ritmiche. Un sound con una matrice simile proprio a questo pezzo degli Asylum Party tratto da Borderline del 1989, che il DJ sta programmando in questo momento!".
Allora Federico approfitta per accostare nello stile Infieri il suono da "freddi ingegneri" dei Kraftwerk ai frequenti richiami ad esempio a Vangelis, e Fausto sottolinea Victory flags, dove il suono è esattamente l'analog synth che emula proprio il main theme composto da Vangelis per il film Blade Runner. Libero aggiunge che ai Kraftwerk si ispirano per la progettazione del suono, mentre accostano suoni morbidi ed eterei per quanto riguarda la creazione, grazie alle tracce lasciate da Pink Floyd, Alan Parsons, Jean M. Jarre e Vangelis appunto. Fausto precisa che il passaggio fondamentale per loro è la comunicazione dal vivo, dove il suono cambia da un'impronta tecnica alla Kraftwerk a un'ambientazione darkwave decisamente più Depeche Mode/Cure.
Il gruppo è unito nel personalizzare al massimo il suono, concentrandosi ad ottimizzare anche un solo brano a svantaggio di 5 possibili, poiché desiderano lasciare una traccia nella loro musica come fosse un "imprinting" e vogliono che sia esattamente quello che sentono.

Fra le tante domande che hanno portato a una lunga e interessantissima conversazione musicale, Federico si sofferma più volte sulla produzione, interrogandosi circa la necessità di un eventuale produttore. Così i ragazzi precisano fermamente il loro punto di vista: si conoscono da molti anni e in modo profondo. La composizione, a parte qualche pezzo di improvvisazione in studio, nasce in solitudine, nell'intimo di ognuno di loro, per poi lasciarsi sviluppare all'interno del gruppo senza trovare dissonanze. Ascoltandoli raccontarsi si palesa l'unione e la forte coesione tra loro, e in ogni passo musicale traspare fluidità e forte intesa, sintonia che permette loro di creare brani, musica e intenzioni stesse senza confrontarsi eccessivamente, poiché i gusti sono comuni a ogni componente. Nella realizzazione di un brano vi è una sola visione e una sola elaborazione, ma con tre menti che ascoltano e arricchiscono.
Prossimamente approfitteranno della collaborazione di Gianmarco Bellumori come tecnico per quando riguarda il mastering, per rendere il suono più potente, omogeneo e compatto. In realtà il mixaggio avviene in tre, dentro al gruppo, poiché sono estremamente gelosi della propria elaborazione e produzione, e anche perché ogni giorno viene prodotto qualcosa di nuovo e rielaborato: ricordano che solo per Sleeping beauty hanno fatto ben 10 mixaggi più una prova di mastering. Ribadiscono infatti che questo genere di elettronica si sposa molto bene con il loro carattere, dal momento che lascia la possibilità di scegliere l'elaborazione più vicina all'idea proposta, senza frenare la creatività bensì stimolandola e modellandosi in base all'immaginazione del brano, in questo modo il suono stesso porta a comporre.
La loro produzione è innanzitutto scambio di idee e di immagini e una condivisione delle proprie creature. Improvvisata, dettata dalla voglia di comunicare, ma soprattutto di far conoscere la musica e ciò che vi si cela dietro: ecco la sostanza di una lunga e ricca serata in compagnia di Libero, Fausto e Andrea e di un pazzo e instancabile malato di musica come Federico Fedemone Gennari.

Ringraziando l'ottima acustica, la competenza, la serietà e l'organizzazione dello staff del C.P.A. (http://www.cpafisud.org) che ci ha permesso di godere pienamente di un concerto senza le interferenze spesso frequenti nelle performance minori offerte da piccoli locali e centri sociali, abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione su qualcosa di più di una semplice recensione del live: oltre le apparenze ecco che cosa c'è dietro una band che ama la musica, l'elettronica e desidera trasmettere tutta la passione per questo genere.