Wave italiana cantata in italiano. Ma per presentare gli Stardom ancora non basta, questa nascente promessa recupera quanto di migliore della struttura melodica e compositiva dei primi '80 proiettandola con grinta nel suono pienamente moderno, senza nostalgie e in un certo senso anche coraggio. Raccolgono tutte quelle felici intuizioni che gente come ad esempio Afterhours o Baustelle all'epoca carpirono in anticipo su molti ma senza sviluppare appieno, quando poi si son evoluti in direzioni e commistioni diverse. Poi arrivarono dall'estero tutti gli altri, che invece hanno attinto a piene mani dal bacino della new wave per poi incendiare di "novità" i mass media. Ma se la nuova ondata del 2000 sembra esser già scemata - Editors che avanzano in territori di piena sperimentazione, Organs che si sciolgono, le Client che si riciclano  anche troppo, tanto per citare alcuni dei nomi trainanti - tocca il "nostro" turno, e l'occasione è colta appieno con eleganza e stile.

Rock con grinta, che non ha dimenticato le lezione non solo di due decenni fa, ma anche le cose più recenti, senza rallentamenti o interludi sognanti, ma energia, due chitarre (una dal suono più eighties e all'altra si affidano le parte più dure, con equilibrio), e notevoli incursioni di suoni sintetici e della tastiera (quasi da commento alle parole stesse, come in "Puzzle"), per otto pezzi di notevole spessore e professionalità, tutti potenziali singoli: le melodie non solo ci sono ("Dresda" è il pezzo che mi ha colpito di più, indubbiamente, col suo incedere cavalcante di batteria), ma sono anche sostenute da strutture complesse ("ti brucerò" si fa notare anche per il modo particolare di cantare, che arrotonda, spinge sulle consonanti, raddoppia e glissa), un basso melodico, accordi di chitarra brevi e ritmici spesso stratificati, non senza degli staccato, contrappunto, cambi di ruolo. Hanno una spavalderia tutt'altro che aggressiva, un gusto quasi pop anche nei cori, che si presta benissimo sia all'immediatezza sia alla divulgazione - problema che il circuito chiusissimo della promozione in Italia fa pesare molto agli emergenti.

I fan del vecchio stile possono averne da ridire a montagne di questo gruppetto, ma io trovo che siano interessanti, piacevoli, non monotoni, perfetti per una radio, un grande festival all'aperto, per poter promuovere un certo stile, affinché non si perda il gusto retrò della new wave e la si possa portare con successo nel futuro ma anche fuori dal ghetto, nelle orecchie e sulle bocche (e gli strumenti) di tutti. Complimenti.

 

Tracklist:

01. Unidirezionale

02. Tutto quà è normale

03. Ti Brucerò

04. Dresda

05. Via da qui, Via da te

06. Senza Fine

07. Puzzle

08. Anni Cannibali

 

 

Genere: new wave

Casa Discografica: Autoprodotto 

Anno: 2007

Voto: 7,5