L'Italia negli anni '80 era costellata da tante piccole realtà estremamente significative, troppo sparse per esser considerate "una scena", ma estremamente interessanti e d'avanguardia, secondi a nessuno. Maurizio Bianchi nel rumorismo, Limbo e Pankow nell'electro Gothic, Thelema nel gothic esoterico, gli Ain Soph nella musica d'ambiente rituale, di stampo nuovamente esoterico. I primi lavori, guadagnano nella loro acerbità e scarsità di mezzi una immediatezza e una ruvidezza che li rendono dei gioielli al pari di molti altri gruppi che già allora stavano ricevendo un seguito di pubblico che avrebbe dato ad un vero e proprio "culto" musicale. Dopo alcuni lavori (chiamati appunto I, II, III e Ars Regia), gli Ain Soph, forse più maturi forse solo stanchi di tutto e tutti, hanno dato alle stampe nel 1988 questo Kshtriya (che è il nome della casta indù di nobili guerrieri), concept album molto profondo, basato su figure eroiche, portatrici di ideali superiori e di una austerità del decoro. Questa figura, che dovrebbe coincidere con l'elevamento spirituale del "mago" tramite la sua arte, ha anche un sinistro parallelo nietzschiano a cui alcuni hanno voluto dare una connotazione politica.

Discussioni a parte, il gruppo ha continuato con coerenza e tuttavia innovazione il suo percorso artistico creando un loro spartiacque tra i lavori precedenti di pura sperimentazione sonora, e i successivi dove si cimenteranno con la canzone vera e propria (a mio avviso con il veramente pessimo risultato di Aurora, benché sia molto amato al giorno d'oggi). A metà tra i due, la canzone e il suono mistico, sta Kshatryia. Qui ritornano infatti i cicli e le nenie, ma accompagnati da testi in latino, inglese, italiano, lunghi ed ipnotici mantra molto minimali, evocazonii di voci recitative, il bellissimo cantato femminile, i freddi suoni in crescendo scanditi da un battito di tamburo (I.A.O.), a volte interrotti da esplosioni di rumore feroce (Monsalvat), da perfetto contraltare alla delicatezza del canto, l'ossessività continua che caratterizza tutti i pezzi, composti da pochi giri di strumento ripetuti all'infinito. Questo disco per cui si divide tra dissonanze (come il proclama di Kshatryia, che esalta la vittoria dello stoicismo nelle avversità e nella sconfitta - tema presente ne La Ginestra del Leopardi, giusto per divagare - a mo' di principio assoluto) e melodie (la circolare Stella Maris, classica preghiera cristiana, invocazione di protezione) intessute dall'alternarsi di pochi elementi, quasi atonali singolarmente.

Un lavoro tutt'altro che semplice, o "appassionante" nell'accezione più superficiale del termine, ma un profondo, meditativo, catartico e per l'epoca assolutamente pionieristico, proponendo con efficacia imbattuta dopo 19 anni dalla sua uscita ciò che molti gruppi del nord Europa hanno fatto con mezzi più puliti da lì a poco. Etichette come Staalplaat e Cold Meat Industry hanno esplorato a fondo questo genere tetro e mistico con ottimi risultati, e qui siamo di fronte ad uno dei capisaldi assoluti del genere.

Un lavoro, già veramente grande di suo, che si esalta grazie alla lente del tempo. Una retrospettiva che li fa giganteggiare, nonostante tutto e tutti.

 

Tracklist:

1 - Decimus Gradus

2 - Monsalvat

3 - I.A.O.

4 - Kshatriya

5 - Stella Maris

Genere: esoteric ambient/industriale
Anno: 1988 (ristampa del 2007)
Voto: 9
Sito del gruppo: http://members.xoom.alice.it/AinSophArs/
Sito dell'etichetta: www.hauruckspqr.com ; http://www.artcraf.it/mistycircles/FOLDER/MISTY.HTM