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Il progetto di rivolta contro il mondo moderno fa tappa obbligata nei pressi di Catania.
È nei pressi dell'Etna che il combo guidato dall'istrionico Enrico Anicito Guido si fa fautore di una dialettica sull'attuale situazione umana della cui importanza, nel globale panorama artistico odierno, ho già avuto modo di parlare in altra sede e non intendo qui ripetermi.
Il full-lenght '' The Naked Void '' puntualizza quanto già in precedenza espresso dalla band con i precedenti demo, e dal punto di vista visuale-tamatico e da quello più propriamente sonoro-musicale. L'unica palese inversione di tendenza registrata risulta essere l'abbandono di certe sonorità post punk a noi care per addentrarsi verso territori più marcatamente rock-oriented ( ascoltate l'intro di un pezzo come Esthetical Murder ). Ciò, se da un lato aiuterà probabilmente i nostri a raggiungere un bacino più ampio di utenza e a non fossilizzarsi su clichè stantii che a lungo andare possono far danno alla creatività e all'iniziativa personale; dall'altro lascia un po’ l'amaro in bocca a quanti amavano il post punk tirato e a nervi scoperto della band.
Calmi comunque.
Il retroterra culturale ed il modus operandi dei KZL è ineluttabilmente legato a certe sonorità '' Gothic '' e la differenza si avverte solamente se si confrontano i brani di '' The Naked Void '' a quelli di demo come '' Nausea '', l'esigenza di cambiare, di non seguire delle linee e dei codici comportamentali già scritti da altri va qui vista come prova ( se mai se ne fosse avvertito il bisogno ) della sincerità artistica del frontman e della band intera. Un sound violento, decostruzionista ed '' immediato '' per testimoniare l'attuale involuzione della società e dell'umanità intera.
Quel '' portare testimonianza '' agli altri ''fuori'' di quanto accade ''dentro'' che emerge con brutale bellezza in '' Se Questo è un Uomo '' di Primo Levi e in quanti hanno trovato in ciò un motivo per sopravvivere alle barbarie del secolo scorso ( e se vi andate a leggere l'intervista fatta alla band nell'apposita sezione del sito scoprirete che le analogie fra un determinato contesto e periodo storico e la band non finiscono qui…. ).
'' No More Firmament '' da subito palesa le intenzioni: Zarathustra sale sull'Etna e dall'alto del vulcano ha ben modo di osservare la pietosa situazione, biascica bile e parole che insieme formano un quadro realistico e preoccupante su quanto stiamo vivendo: non ci sarà più nessun firmamento da ammirare ( e qui i versi di Guido registrano una singolare analogia con quelli del cantautore Vasco Brondi a.k.a. Le Luci Della Centrae Elettrica ).
'' Storm's Song '' è il resoconto della tempesta dall'epicentro nel quale inizia a manifestarsi; il giro di chitarra richiama alla mente i Fields Of The Nephilim di '' Dawnrazor '' e la cosa non può che fare enormemente piacere in un album dove le pur evidenti influenze eighties sono subissate da un modo di suonare più moderno.
'' Beyond The Sunset '' e '' No Tomorrow '' sono l'esempio calzante di quanto finora espresso e contribuiscono pesantemente alla creazione di quel mood da day after che esala dai solchi del disco ad ogni ascolto: il punk diventa cowboy post radiation era e si aggira silenzioso tra gas tossici, testimonianze di umanità in rovine e vecchie nostalgie: '' is this the time when loves end and awakened from their dreams the overs die? ''.
Menzione speciale per '' Lost In Rome '', uno di quei brani che ti entrano in testa fin dal primo ascolto e che crescono col tempo. Qui Roma diventa l'emblema del passato, dello scontro tra quello che si era e quello che si è diventati.
La chiave per ricominciare a Vivere sollevandoci su due zampe, l'inizio di un umanesimo nuovo deve necessariamente partire dalla riscoperta delle nostre radici.
Peccato per Esthetical Murder! Un testo di così alto livello e pieno di significati ( come tutti gli altri d'altronde! ) rovinato a mio avviso da un approccio forte che in alcune zone delle canzone lambisce i confini col metal, genere che il sottoscritto trova orribile, l'antitesi della nostra musica e della buona musica in generale. Perdonate lo sproloquio, forse veramente fuori luogo dal momento che con '' Yellow Lights e '' Baptize Me In The Fire '' i KZL ci riconducono sui binari di un suono a noi più vicino. '' Yellow Lights '' è la cronaca del dispetto fatto all'uomo da un qualsiasi Dio: una vita borghese, una casa calda e sicura, illuminata appunto da luci gialle è un invito alla morfina, all'anestetizzarsi delle sensazioni primarie e delle energie vitali. Belli gli arpeggi di '' Baptize Me In The Fire ''! notevole il suo climax.
Il viaggio termina con ''Silent Please" ( se si esclude il remix dei Loozoo per '' No Tomorrow '' ) che a me è sembrata un po’ la summa di tutti i temi fin qui trattati e insieme una necessaria invocazione ad un silenzio che sia catartico e purificatore.
Nel complesso: un disco ottimo, non esente da difetti, da '' studiare '' nei suoi testi e nei colti riferimenti storici e letterari ( Artaud, Nietzsche, Evola, Guenon ), capace, nei suoi momenti più alti, di emozionare e di scuotere le coscienze sul serio, di innervosire in altri, quando ci si rende conto di cosa sarebbe potuto diventare se la ricerca sonora della band avrebbe sposato altri tipi di musica.
Aspettiamo con trepidazione un nuovo lavoro.
 
Voto: 8,5
 
Tracklist:

1)   No more firmament
2)   Beyond the sunset
3)   Storm's song
4)   No tomorrow
6)   The boner
7)   Lost in rome
8)   Esthetical murder
9)   Yellow lights
10) Baptize me in the fire
11) Frames from kaly yuga
12) Silent please 
 
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