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Nota introduttiva:
mi dovrete scusare per il tono nostalgico, non il mio stile, che questa recensione avrà , ma è nella natura stessa dell'etichetta, che ha come scopo il riportare alla luce glorie del passato oramai irrecuperabili altrimenti, o quasi, che morde nel profondo dell'animo dell'appassionato e obbliga al confronto. Perché un'opera non sia solo merce.

Fino a qualche anno fa, prima dell'avvento della rete telematica globale, esisteva un piccolo ma vigoroso culto per certi dischi o cassette che erano sopravvissute alla barriera del decennio '90, dischi a tratti leggendari, band di cui si era persa ogni traccia e speranza di risentirne non dico un' esibizione, ma anche solamente il nome.
Era il tempo prima della diffusione del formato di compressione digitale mp3, che permise la conoscenza capillare di tutte le sfaccettature del mondo alternativo (tra cui quello dei primissimi anni '80) creando dei piccoli musei virtuali casalinghi al prezzo di una scarsa qualità  sonora, in cui circolavano bootlegs ossia copie  non autorizzate di concerti o ristampe amatoriali di opere di difficilissima reperibilità .
Erano tempi del culto quasi idolatrico, o meglio feticistico, di fanatici collezionisti o dark fino al midollo che possedevano i loro dischi fino ad eroderli, traendo un' ispirazione che l'attuale consumismo non potrà  mai eguagliare.
Erano i tempi dello scambio e delle copie su cassetta, delle riviste di carta e le fanzine, del passaparola che difficilmente riusciva a scavalcare i confini regionali  relegando nella leggenda appunto nomi tanto stranieri quanto italiani.
Ecco, adesso forse sono riuscito a dare un'idea della carica che il nome dei Carillon del Dolore ha per certa gente, per chi segue quel genere di musica da anni e l'ha amata tanto da farne una ragione di vita.
Ma valevano davvero così tanto questi suoni?
Ad essere onesti, SI.
Dunque parliamone: si apre con i 7 pezzi di Fiori Malsani, dai ritmi tirati e le più chiare influenze del post punk, una sorta di versione nostrana di Cure e Christian Death, con una forza che non ha per niente da che invidiare a contemporanei di altri luoghi.
Melodia ed idee con al servizio la lingua inglese e tanta energia, disturbata dai vocalizzi angosciati e morbosi.
Un esempio perfetto di cosa sia la musica dark nella sua accezione più dirompente, tetra versione distorta di quello che era la new wave, nella sua forma diretta, semplice e senza molti fronzoli.
Già solo questo in realtà  basterebbe a fare un'ottima uscita, ma in realtà  siamo quasi solo ad un terzo del primo disco. Il salto è di pochi anni, ma si sentono tutti: strutture molto più complesse, ritmi si rallentano parecchio per far luce ai testi adesso in italiano, a cambi di batteria e di tono che rendono le canzoni contorte, ai monologhi in combutta/sfida con la musica, alla giostra di chitarra, che è meno di accompagnamento e più protagonista, lasciando alle spalle il di-già-vecchio mondo del dark classico, che si era instaurato grazie ai classicissimi gruppi inglesi.
Qui ci si riappropria di personalità , di influenze diverse, uscendo dagli schemi forse un po' troppo quadrati per questi giovani entusiasti e forse un po' sbruffoni.
Il suono è come è facilmente intuibile, molto meno cupo rispetto prima, ma ha assurto la grandezza di quella che si stava formando all'epoca: la "new wave italiana", che perdeva tutta la semplicità  e l'immediatezza esteri per far confluire ogni tipo di esperienza musicale pregressa, con solida e abile pompa magna. Ogni canzone è un piccolo abisso, ed è facile innamorarsi di queste due facce del gruppo, anche se personalmente gradisco meno.
Chiudono le prime registrazioni domestiche che poi saranno proseguite nel secondo CD. Qui si torna indietro alla forza dell'83, punk, echi di psichedelia (in tutti i sensi), un suono di chitarra spesso ossessivo e una qualità ovviamente degna dei deliri da scantinato dei nostri romani. Si sentono in modo molto ruvido, e forse sta qui anche un lato della spontaneità che non va sottovalutato.
Se da un lato c'è stato un recupero delle trame preziose, qui si sente invece l'impatto, coi suoi alti e suoi bassi e il sibilo del rumore di fondo fa da sipario. Seguono le esibizioni sul palco delle canzoni del MiniLP "Trasfigurazione" tutte dal vivo, morbose e quasi inintelligibili nella tipica qualità  della presa diretta.
A metà tra gli esordi carico di immaginario gotico/decadente e i germogli della complessità  "ritratti dal vero", lasciano da parte le influenze post punk per gonfiarsi come un fiore malsano, seducenti e flessuose tanto quanto sinistre, col suono di chitarra così tipico del genere. Certo l'esecuzione, anche stonata, e la registrazione si discostano dalla cura dello studio, ma il gruppo è tutto lì, nella sua forma migliore.
Ogni paio di canzoni l'esecuzione passa di anno in anno, sentendo differenze ed evoluzioni, e pure i diversi arrangiamenti scelti di volta in volta, che purtroppo hanno dovuto escludere molti degli effetti da studio (echi, sovraincisioni, il suono quasi meccanico della batteria, la ricchezza dei riverberi di chitarra  piuttosto che gli accordi, l'effetto di alcune tastiere ecc.).
Ma a tutto questo si aggiungono anche i pezzi dell'ultima fase del gruppo, il famoso quarto capitolo e i pezzi inediti, o schizzi sonori e pure la partecipazione de Le Aspidi, ossia l'entourage femminile per l'esibizione teatrale.
Il lavoro svolto è certosino, una fatica durata anni che ha dato un frutto impossibile da sottovalutare: il suono del primo disco è preso dai master originali, certamente non il massimo della limpidezza tecnica ed è diventato ugualmente di una chiarezza e ricchezza di sfumature che scomparivano nelle varie copie e riversamenti in circolazione (tra cui una mia versione su cd di qualche anno fa, abbastanza rudimentale), suoni appassiti dal rumore di fondo e da tentativi troppo incisivi di pulizia del suono che ne smorzavano definizione e ricchezza.
La ricostruzione della discografia, il lavoro in collaborazione con gli autori stessi delle canzoni, la scelta delle canzoni, le trattative per i diritti d'autore, la ricerca degli originali o delle copie nello stato migliore possibile, assieme al seguente lavoro in studio, le varie sbobinature di non si sa bene di quanti concerti (di cui ne compaiono una mezza dozzina), la rimiscelazione di alcuni pezzi, la pianificazione dell'uscita, la scelta delle esibizioni dal vivo per poter includere anche "trasfigurazione" e "capitolo IV" (in realtà  a nome dei Petali del Cariglione) pubblicate all'epoca dalla prestigiosa Contempo Records di Firenze (attualmente defunta ma le cui vestigia è il negozio Datarecords in via de' Neri, sempre a FI). L'etichetta era un caposaldo internazionale per la musica d'avanguardia, e il successo dei demo dei Carillon li aveva fatti conoscere ed arrivare in poco tempo in quella sede.
Purtroppo, a detta dello stesso cantante Paolo Taballione, la produzione di Capitolo IV fu affidata a Valor dei Christian Death, conosciuto grazie alla contempo stessa che in quel periodo gli aveva pubblicato la canzone "Lacrima Christi", i problemi con la persona/personaggio non resero totalmente grazia al talento del gruppo.
Quindi ecco una possibilità per poter recuperare almeno in parte la forza nascosta del gruppo, lanciato nelle varie esibizioni dal vivo, nell'arco della loro folgorante carriera passata e odierna.
E questo ancora non rende giustizia alla fatica  insonne di chi ci ha lavorato, né dei drammi personali che hanno coinvolto i giovani artisti, le fragili persone, gli amici vicini e lontani. Un mondo che si può solo intuire ma aggiunge spessore a quelle foto, ai momenti che vi sono appiccicati, o invischiati alle parole dei testi, indizi silenziosi di cosa accadeva "dietro le quinte".
Da notare che con l'esibizione a Milano del 23 Novembre di quest'anno, molto probabilmente il gruppo finirà  per una seconda volta, cenere alla cenere. Un'ulteriore occasione quindi per testimoniare non solo la loro opera, ma per poterne apprezzarla appieno, anche nella sua caducità . Insomma, godetene, finché ne siete in tempo. E permettetemi di ridere di chi, incuriosito,  si sentirà  solo gli mp3, così per svago, perdendo veramente moltissimo di tutto questo, a livello di suono quanto a livello umano.

Ancora, un dettaglio "burocratico", il voto. Ovviamente il massimo, come solo un capolavoro impreziosito dal tempo può esserne degno, come somma di tutti i lavori che si sono addensati, dalla musica a tutto il resto e di cui ho cercato in minima parte di farvi partecipi.

Questo disco, e questa recensione, rendono omaggio ad uno di quegli appassionati citati all'inizio, Paolo Stanco, la cui "magnifica ossessione" era ed è condivisa con quei caparbi che hanno dato alla luce questo scrigno di musica, e con noi che umilmente lo apriamo.

Tracklist:

CD1

1 prologo
2 a kind of love/a kind of hate
3 on a poetic morning
4 r.h.s.
5 elegy for a friend
6 crawling over the window (just like a fly)
7 pain
8 altra donna
9 ordine sacro
10 genius
11 culto d'occidente
12 capitolo iv
13 rhs
14 la fiaba (versione)
15 altrove
16 rhs (nuovo missaggio tribal cabaret)
17 crime of passion
18 exeunt
19 senza titolo

CD2

1 treason - una prova
2 swansong for a lovestory
3 before pain
4 heads
5 treason - un'altra prova
6 swansong for a lovestory (dal vivo)
7 elegia per un amica (dal vivo)
8 dolore (dal vivo)
9 escono il coro e gli attori (dal vivo)
10 anakronos (dal vivo)
11 un tipo di amore/un tipo di odio (dal vivo)
12 la fiamma (dal vivo)
13 della nascita della differenza (dal vivo)
14 sciami di mosche bianche (dal vivo)
15 fuoco (dal vivo)
16 lo spettacolo dei sipari (dal vivo)
17 natura ed ombre (dal vivo)
19 crimine di passione (dal vivo)
20 frammenti di dolore (dal vivo)

CD1

1-7: Fiori Malsani Demo 1983
8-15: Ritratti Dal Vero Demo 1985
16: alternative version 1984 - remxed in 2008
17-19: private recordings1983

CD2

1-5: private recordings1983
6: live 11 february 1983 Teatro Espero
7-8: live 18 dicember 1984 Piper Club
9-11: live 19 march 1985 Uonna Club
12-14: live 27 july 1985 Teatro Massenzio
15-17: live 4 july 1986 X Club,
18-20: live 22 june 2007 Nuovo Teatro Colosseo

Genere: gothic

Anno: 1983-87 (ristampa del 2008)

Voto: 10

 

Sito del gruppo: www.myspace.com\carillondeldoloreofficial ; www.malabolgia.it www.ordadardore.it

 

Sito dell'etichetta: www.inthenighttime.it www.erbadellastrega.it