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Bisogna dire che non è affatto semplice parlare di questa uscita, la cui portata è ben più della semplice somma delle sue singole parti, già notevoli al primo colpo d'occhio: un disco musicale contenuto in lussuoso libro cartonato, con pagine patinate, a colori, e sovraimpressioni dorate sulla copertina. Perfettamente curato e proporzionato, è una delizia alla vista e al tocco, senza difetti.
Ma cerchiamo di partire dall'inizio, ossia dagli autori. I due Howden in questione sono in realtà padre e figlio, sebbene il secondo goda nell'ambiente alternativo una certa fama in quanto violinista d'eccezione sia nella formazione dei Sol Invictus che solista sotto lo pseudonimo di Sieben o anche solo il nome di battesimo, la cui capacità ed esperienza sembrano non avere flessioni nel tempo. Il padre invece è qui in veste di illustratore e poeta, nonché filologo/antropologo cercando di conciliare un'ispirazione inconscia con il senno razionalistico della lettura del mito di rè Artù. La collaborazione tra padre e figlio viene esplorata in maniera decisamente umana e interessante - assieme alla genesi tecnica di questo lavoro - nella terza
  parte del libro a cui preferisco rimandare per evitare rovinarne la lettura. La prima parte sono una serie di poesie dedicate al sopraccitato ciclo arturiano e la seconda al processo alle streghe di Lancaster, nel 1612, che divenner ocosì famose da essere entrate nel folklore locale. Quindi la materia della Britannia (o la questione della Britannia, se volete) è forse tutta questa, il il mito da una parte e la realtà dall'altra; realtà che viene suggellata dalle persone fisiche dei due autori, ritratti così umani in quella terza parte.
In realtà esiste una prefazione ad entrambe le sezioni, che spiegano in dettaglio senso dell'opera. Difatti il ciclo arturiano al giorno d'oggi è giusto una serie di favole che derivano da una corruzione, o meglio una commistione - e per Keith pure rivitalizzante - di leggende orali gallesi e dai poemi cavallereschi francesi, a cui si sommano altre leggende ancora: la metafora del graal, la geografia idilliaca di Avalon, la ricerca dei cavalieri, il mito del re del grano e dei riti di feritilità (che furono anche notati da Thomas Elliot ne "le terre desolate"). Quindi le
  poesie si basano tutte sulla dualità tra il mito che si è creato successivamente e gli aspetti più realistici e crudi degli eventi, come ad esempio Artù re di tribù barbare (quindi ben lontane dalle scintillanti armature dei film) o come Ginevra fosse schiava della sua stessa lussuria, sporcando in un certo senso le figure immacolate perpetrate dal mito stesso. Quanto alle poesie, bisogna dire che in realtà ci troviamo di fronte ad una prosa lirica, in quanto manca del tutto metrica e rima, e d'altro canto moltissimi vocaboli sono in un inglese arcaico o comunque molto poco alla mano, rendendo la lettura tanto affascinante quanto ardua (nessun testo ha un a qualsivoglia traduzione qui),  ma è da notare anche l'uso di parole moderne e di epiteti alquanto espliciti, spostando ad un livello più basso il tone  lirico di cui sopra. Vedrete quindi il mondo come mai l'avete visto, e ho trovato la lettura decisamente stimolante sotto tutti i punti di vista.
La sezione dedicata alle "witchwords", parole di strega (che saranno le narratrici di queste vicende/poesie) o parole stregate, è invece più improntata verso la poesia più comunemente not, soprattutto grazie alla metrica - seppur inconsueta ma ben presente - e alle allitterazioni, mentre è assente la rima. Associazioni di idee e giochi di parole, rimandi di significati e strutture di avanguardia letteraria pongono le poesie sulla scia dei scrittori sperimentatori del primo ‘900 anziché nei classicisti. Qui la difficoltà è proprio nel dare un senso a questo arabesco di parole che ben poco hanno a che fare con le miserie del processo di cui son state protagoniste la Old Demdike e la Old Chattox.
Infine abbiamo la parte più fruibile di tutte, o almeno di più semplice approccio, che è la musica. Howden è violinista da anni ma del tutto autodidatta, rendendolo una sorta di virtuoso bruto di un certo tipo di musica, che in genere è appellata semplicemente come "classica". Ma qui no nsiamo di fronte alle solite forme di composizione per gli strumenti ad arco, stiamo parlando di atista che è tale non solo in quanto autore delle musiche o anche esecutore materiale delle stesse, ma anche architetto sonoro di questa colonna sonora al recitato caldo ed avvolgente del padre. I trucchi moderni, che sfociano fino alla sperimentazione (anzi, vista la consolidata tradizione, potremmo parlare di una sorta di atteggiamento classico della musica industriale oramai trentennale) si basano sulla sorvaincisione e sui loop di violino, che creano un morbido tappeto per l'aprirsi quasi floreale delle melodie, leggere e senza concitazione, in perenne evoluzione. Quindi il risultato è una sorta di ebbrezza mistica, eterea, perché se fosse stata troppo densa avrebbe rovinato l'effetto d'accompagnamento alle parole. Le sfumature sono innumerevoli, dai pizzicati al ritmo semplice delle dita battute sulla cassa armonica dello strumento, da momenti più cupi a quelli più luminosi, agli effetti di nastro accelerato di sottofondo fino all'unica ritmica presente nel lavoro (la poesia dedicata a Chattox). Sinuoso e avvolgente, il suono non è nato per stupire, scuotere o che, ma è colonna sonora immaginaria e profumata, fatta di strati che scorrono senza attirare l'attenzione ma costruiti con un dettaglio che va al di là della semplice impressione.
Ultimo ma non di minore importanza, qui Keith Howden è anche autore delle illustrazioni che accompagnano i poemi, creando dei collage interessanti di foto e dipinti, con alcuni estratti da Klimt e alcune rivisitazioni che sembran o degli sguardi ravvicinatissimi su dettagli di altri quadri. L'effetto è come in tutta l'opera sia arcaica che moderna. in una sintesi che andrebbe definita appunto, post moderna.
L'oggetto merita ogni singolo centesimo di spesa, soprattutto per chi ama lo studio delle leggende, per chi adora la poesia e la sperimentazione, per chi vuole cimentarsi con un bello stimolo intellettuale. Sarebbe auspicabile che una tale opera uscisse "fuori dal giro" per approdare nei circoli letterari veri e propri, per poter dare al lavoro il giusto risalto - o forse una critica più profonda di quanto possa fare l'affascinato sottoscritto. Nel frattempo, non posso che pensare che sia un oggetto bellissimo sotto ogni forma, aspetto e realizzazione.

 

Tracklist:

1  The Matter Of Britain I (9:55)

2  The Matter Of Britain II (5:37)

3  The Matter Of Britain III (5:59)

4  The Matter Of Britain IV (2:12)

5  The Matter Of Britain V (2:37)

6  The Matter Of Britain VI (6:34) 

7  The Matter Of Britain VII (4:20)

8  Demdike (2:50)

9  Chattox (3:00)

10 Demdike Sings The Moor's Season (3:00)

11 Witchwords (4:52)

12 Flying Ointment (2:26)

13 Fellchant For Two Voices (6:50)

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Sito del gruppo: www.matthowden.com/ ; www.myspace.com/matthowden7

 

Sito dell'etichetta: http://www.postromantic.com