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Chi si ricorda i Disciplinatha? Quelli che negli anni '90 saltarono agli occhi per un'interessante cover di "New Dawn Fades" dei Joy Division e scatenarono un sacco di polemiche con il loro verso "A noi, a noi, Addis Abeba", rispolverando uno dei temi favoriti del colonialismo del ventennio.
Nemo profeta in patria est, si potrebbe dire visto che rasentarono il successo senza mai veramente sfondare, ma non per questo la loro voglia di musica si è mai fermata: Zecchini si è fatto notare nella scena industriale/sperimentale coi suoi Post Contemporary Corporation mentre il cantante Santini è adesso chitarrista e produttore di questi interessanti Lunacy Box, che oggi come allora getta un ponte tra il rock alternativo e la musica dark d'annata, centrando perfettamente il bersaglio.
Per poter parlare al meglio della musica di questo quartetto va capito innanzi tutto cosa significò il gothic rock nella scena dark negli anni '80: il rock era considerato all'epoca semplice spazzatura, con riff ritorti su se stessi, distorsioni oramai noiose e senza energia, che fu spazzato via dalla forza grezza e sbozzata del punk, le cui chiavi erano semplicità e ritmiche ridotte al minimo. Quando alcuni vollero reintrodurre gli accordi del rock (ad esempio, il "power chord", vietatissimo) alla struttura allora in voga della "new wave", ci fu un mezzo scandalo, come un tradimento verso quella rivoluzione che pensava di aver chiuso i conti col passato.
Chi ascolta gothic rock in realtà ha sempre in mente l'hard rock e certe cose del glam, scartandone gli eccessi e rifiutando l'approccio monotono del post punk, ed è per questo che quando il sound "alla Mission" (che fu uno degli esponenti di punta) andò fuori moda, il genere ebbe un fortissimo ribasso presso i "dark".
Un goth rocker è uno che apprezza anche la musica dura tra cui il metal, usando soluzioni di chitarra impensabili per altri, ponendo la tecnica su un piano superiore a molti altri colleghi.
Detto questo, i Lunacy Box fanno un onesto e genuino gothic rock per chi ascolta con le orecchie smaliziate di chi conosce sia i classici stilemi del dark classico sia la musica rock. Cosa succede quando si fondono i suoni di chitarra a la Cure e gli inserti elettronici con le distorsioni e la struttura aperta, multiforme del rock duro?
La risposta sta in questo disco, che pur non usando tutto e solo il ventaglio di suoni della musica dark, li si possono sentire chiaramente in maniera costante in tutti i pezzi, soprattutto quelli più diretti: "Save" e "Wrong Lane". Ognuno di questi elementi fa prendere una sterzata ai brani verso lidi che non sono per niente quelli del rock alternativo da radio. E lo fa con la naturalezza di chi conosce bene i vari generi musicali, così come accadde all'epoca a gente - e mi si scusino i paragoni magari impropri, ma il meccanismo di rinnovo/contaminazione fu identico - come Nine Inch Nails o Lacuna Coil o Novembre. Qui anzi non ci troviamo di fronte a suoni così duri, anzi i punti di riferimento magari sono altri, tra cui i Filter (gruppo americano anni '90, autori di una sorta di post punk alternativo, così come i For Against proponevano un ethereal wave alternativo) qui riproposti con una cover più smussata e più ricca, ma non meno energica. Il pezzo era molto bello all'epoca e adesso non perde un grammo del fascino.
Per chi ha ascoltato la musica "da questo lato" i paragoni sono ovviamente differenti da chi ha una cultura musicale alta, e per chi ha seguito nel tempo questa umile rubrica di recensioni può dare un'ascolto a gente come "The Spiritual Bat" o "The Escape" e dire quante differenze ci sono davvero. E sono molte meno di quante un ascoltatore che storce il naso a vedere i Lunacy Box qui. Ovviamente ci sono ampi margini di discussione, e siamo tutti qui per questo.
Proprio come gli Stardom hanno dato una sterzata "dark" al loro pop sofisticato qui abbiamo una cosa simile, ossia un modo di allargare i propri orizzonti.
Ad essere onesti, non amo il rock nella sua forma più libera, diciamo più indie, e i Lunacy Box puntano molto su questo aspetto. Ma so ben riconoscere una buona produzione, una ricchezza di suoni, l'abilità di chi suona, l'energia della combinazione melodia+ritmo.
E ai Lunacy Box queste cose non difettano, rendendo l'ascolto sia un piacere per chi ama il genere e basta, sia per chi sa riconoscere come si suona uno strumento oltre al suono stesso.
Per cui una chance a questo gruppo è doverosa: a chi legge questa rubrica per la prima volta, posso consigliare di avventurarsi nell'ascolto delle altre proposte; e chi invece legge abitualmente propongo invece questi L.B. e chissà che non ci siano delle belle sorprese per entrambi.

 

LUNACY BOX: Ms Larsen (vox), Andrea Bastoni (bass), Cristiano Santini (gtr), Davide Furlani (drums)

 
TRACKLIST:

1. Wrong Lane
2. Save
3. Love To Hate Me
4. Broken Dreams
5. Nice Shot Prelude
6. Hey Man Nice Shot  (cover dei Filter)
7. No Turning Back
8. I Think I'm Done
9. Hide
10. More Than I Do

LINK:

www.myspace.com/lunacybox

www.mslarsen.eu

www.myspace.com/newmodellabel

www.myspace.com/blackfading