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Eccomi parlare di un disco certamente non recentissimo, ma che certamente merita moltissimo già per il semplice fatto di non essere una ristampa. Purtroppo la musica dark è un genere poco vitale, dove solo pochi gruppetti la cui qualità va dall’infimo al davvero buono si spartiscono l’eredità, e il post punk è diventato più che altro fonte di ispirazione per l’indie (dai Franz Ferdinand ai White Lies e via dicendo).

I Frustration invece sono un gruppo senza compromessi a quanto pare, dediti al suono, anzi al modo di vivere la musica, di concepirla in un certo modo. Alla seconda fatica, migliore della prima che è molto più derivativa dei grandi nomi del passato, presso la Born Bad records – che già ha dato alle stampe la raccolta BIPPP sulla electro wave francese.
Ma veniamo subito alla materia prima di questo disco: “we have some” è un pezzo di electro minimale purissimo, con la voce sgraziata e i suoni primitivi (componente che ritorna in modo costante), “Shades from the past” che è un pezzo proto-gothic/industriale, grazie alla sua batteria profonda e i suoni sinistri, una vera marcia meccanizzata, l’ultima “Faster” deve molto alla sperimentazione, con le sue dissonanze e le urla, mentre sia “Shake me” che “As they say” si spezzano in due, usando una pausa per ricominciare a battere i propri fragorosi e minimi accordi di chitarra, dilatando i tempi come in certa musica rock. 11 brani completamenti diversi che non danno un momento di noia, tra melodie e anti melodia.
Questo disco sembra una piccola enciclopedia di accorgimenti, mostrando di aver assimilato bene la lezione data dalla Factory Records, dagli Wire, dai Savage Rupublic senza essere una semplice copia dei soliti 4 nomi. La sensibilità di chi sa usare l’ossessione e la monotonia della semplicità strutturale della canzone e degli accordi per ottenere un effetto di forza che la semplice distorsione continua non sa dare – proprio ciò che trasformò il grezzo ed inesperto punk nell’algido e calcolato post punk, appunto usando proprio quella che prima era pochezza e incapacità tecnica in una cosa voluta di cui si affilarono le potenzialità aggressive. Se gruppi come Interpol hanno usato queste come influenze, i Frustration invece ne fanno anima e corpo, raggiungendo quello che altri sfiorano soltanto.
Forse non un capolavoro, ma ci siamo maledettamente vicini; è un ottimo album che merita di sicuro un ascolto in cima alla vostra lista e quindi l’acquisto, perché lo vale sul serio.

Tracklist:

1.  We Have Some
2.  Relax
3.  Shake Me
4.  As They Say
5.  Shades From The Past
6.  No Trouble
7.  Too Many Questions
8.  Brothers
9.  Waiting For The Bad Things
10.  She's So Tired
11.  Faster

Genere: Post Punk / Gothic

Sito del gruppo: http://www.myspace.com/_frustration

Sito dell'etichetta: http://www.myspace.com/bornbadrecords