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Dopo mille ristampe, tutte eccellenti per carità, le produzioni moderne tendino a sfigurare parecchio. Pochi sono i dischi veramente validi secondo il sottoscritto e questo disco è in sé una conferma ed una smentita. Infatti seppur uscito adesso, gli autori sono uno dei pilatri della coldwave francese degli esordi, uno dei loro picchi e non si smentiscono.
Iniziano con un brano in una  compilation edita dalla NER di Douglas Pearce, e da lì in poi sia le apparizioni in antologie (tanto numerose da meritarsi un disco ristampa stante “collection of isolated tracks”, che vide poi una nuova versione in doppio vinile con altri inediti solo molti anni dopo) sia i lavori sulla media e lunga durata (che in cd sono pubblicati come Play, In Out, Rock, Antigone – seppur spesso provenendo da materiale sparso) hanno dato forma ad uno spaziosissimo orizzonte musicale fatto di di freddo post punk, energica new wave, cupezza industriale e misteri di soffusione ambientale, fino all’uso della musica classica per le loro visioni. Attivissimi neglil anni ’80, negli anni ’90 son scomparsi, come molti contemporanei; era finito l’interesse, sia loro che del pubblico e la sorte non era fuori dal comune. Ritornarono un paio di anni fa con dei concerti a sorpresa, tra cui in Italia a Salerno, che fu molto criticato per le venature dance molto poco appropriate e in Belgio a cui assistetti di persona, che sebbene non terribile era decisamente sotto le aspettative. Dunque con poca convinzione ho ascoltato questo disco per esserne smentito, sorpreso e deliziato in sequenza. Ci troviamo di fronte ad un bellissimo lavoro che non smentisce la vena musicale a noi più cara, saltando a pie’ pari le sperimentazioni di molti lavori per puntare ad un schietto stile wave/post punk che li ha fatti amare. Privi di eccessive complicazioni ma carichi di energia sotto forma di ritmo+melodia (tralasciando un episodio leggermente sottotono come “Cry No More”) i nostri regalano momenti di pura dolcezza e pura rabbia, con eleganza e decisione dandoci un saggio del genere che rimarrà impresso, e che la maggior dei gruppi moderni erca di imitare ma senza mai raggiungere certi vertici. Un esempio? "Es War" sembra una cover della rarissima ed altrettanto stupenda "agent orange" degli Ski Patrol, trascinante e decisa. Alternando sintesi elettronica alla formazione classica basso-batteria, abbiamo una sequenza di pezzi difficilmente dimenticabili tra cui una largamente anticipata “Rain” e una rivisitazione di un vecchio cavallo di battaglia:”blume” (testimone della solennità neoclassica di cui son capaci, ma stavolta solcata dall’ondeggiare di un basso pulsante) rivisitazione della versione dell'88 (mentre la loro versione primigenia è dell'82, più sperimentale), senza mai sfociare nella temuta dance pura che molto si temeva (più che altro per la sua banalità).
La re interpretazione di Decades dei Joy Division mi ha fatto pensare: mi ha fatto pensare a come le parole e la musica di un ventenne potesse commuovere ancora a così tanta distanza: me di adesso, il cantante Christophe Demarthe di allora e il 50enne cantante di adesso, che voluto omaggiare in questo modo. Una forza che non si esaurisce, un genere che può dire ancora moltissimo.

La ruvidezza industriale del finale (rielaborazione del loro stesso pezzo presente in "cassette noir" del 1982, che però assomigliava più ad un bozzetto che altro) è un’ennesima sorpresa per un disco pieno di tocchi di maestria solcando una apparente semplicità, estremamente godibile. Insomma, la classe non è acqua e nel 2009 ce ne se accorge ancora.

 

Tracklist:

01 es war
02 it'il be allright
03 rain
04 cry no more
05 i hope you're fine
06 this song is for you gpo
07 mon ami mon frére
08 blume
09 the last encounter
10 decades

 

Sito del gruppo: http://www.clairobscur.nethttp://profile.myspace.com/clairobscurofficial

Sito dell’etichetta: http://www.optical-sound.com/