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Spesso I nomi più importanti della musica sono quelli meno noti, quelli tanto sotterranei quanto ricchi, di cui magari riusciamo ad ammirare "in segreto" sia le qualità che le opere, senza sapere in realtà  chi si celi dietro questo e o quel nome, per poi scoprire che magari è la persona che vedete sempre in disparte ad una fiera, in un locale o all'angolo della strada. Capita così per Alio Die, alias Stefano Musso che da anni lavora da solo sfornando pietre miliari di dark ambient e prodigandosi in infinite collaborazioni con artisti del calibro di Robert Rich, Runes Order, Antonio Testa e Vidna Obmana, il cui lavoro - intitolato Echi Passage - è appena del 1999. Una delle sue collaborazioni più recenti è il progetto Sola Translatio (assieme a Matteo "Opium" Zini) con cui ha sfornato due cd, presso la Hypnos (www.hypnos.com ) e presso la Eibon (www.eibonrecords.com
Ma non solo, da anni è curatore della etichetta Hic Sunt Leones con cui pubblica la maggior parte dei suoi lavori.
 

La mole di materiale è così alta che è meglio dare direttamente la parola all'artista per evitare di sovraccaricare chi si avvicina la prima volta a questo personaggio, di talento quanto umile ed affabile dal vivo, rendendolo una persona di spicco nel sottostimato panorama italiano.

D: Innanzi tutto ricordiamo a tutti i lettori che Alio Die è uno dei massimi esponenti di dark ambient in Italia, e a conferma di ciò vorresti ricordare i tuoi esordi, da quanto lavori come musicista e una sommaria linea che
leghi la tua produzione?

R: Iniziai a combinare suoni alla fine degli anni 80, come modo per viaggiare e trovare pace attraverso l'induttivo potere del suono. Con oggetti sonori e un campionatore e poco altro iniziai a sperimentare su di me vibrazioni e loop ciclici piuttosto ipnotici ed astratti, ai quali cercavo di dare vita attraverso modulazioni ed effetti ,alle volte mi stupivo e questa impressione inaspettata cominciava a tracciare sentieri possibili di ricerca. La mia produzione musicale agli esordi è, si può dire, essere scaturita come acqua dalla roccia, non a caso il mio più grande passatempo era ricercare e percorrere sorgenti e là dissolvermi nella natura selvaggia .

D: Le tue collaborazioni sono veramente numerose e assai proficue visto l'alto livello raggiunto: come nascono, da conoscenza, ammirazione reciproca, contatti tramite etichette comuni o altro ancora? Come funziona il lavoro di collaborazione in genere, c'è una manipolazione di suoni altrui, scambi di materiale? E non dimentichiamoci del problema della lontananza tra gli artisti.

R: Certamente il collaborare con altri sperimentatori musicisti, è stata una parte importante per la mia evoluzione creativa. Non ho mai cercato di studiare la musica secondo i canoni occidentali, bensì ho sempre trovato più affinità con quel rapporto intuitivo di comprensione che giunge attraverso l'ascolto ,il tempio si è potuto ergere, tra le colonne issate dai grandi alchimisti musicisti del passato e dalla vicinanza con diversi personaggi geniali che ho avuto occasione di trovare sul mio cammino. Il problema della lontananza tra gli artisti non c'è mai stata per me: quando ci si sente in sintonia e c'è reciproca voglia di lavorare insieme oppure semplicemente un evento attende, allora gli incontri da spirituali divengono fisici. Non ho più alcun dubbio a riguardo.
Il primo cd che acquistai in vita mia fu Robert Rich "Numena" quando non avevo ancora un lettore, e con lui feci più tardi in california la prima collaborazione davvero importante.
Quest'anno sono venuti a trovarmi Chako e Makoto dei Jack or Jive dal giappone, per una serie di coincidenze fortuite ed incrociate. Nello stesso modo ho rincontrato B. di In Gowan Ring al suo concerto a Lipsia e senza aver organizzato nulla prima ho combinato all'istante la sua visita qui a Milano ,in questi casi gli incontri donano spesso dei magici suoni ,ed anche degli spunti molto interessanti su cui meditare. Un'altra esperienza per me profonda e' quella con Amelia Cuni con cui ho avuto modo di sensibilizzarmi all'antico Dhrupad ed alla musica indiana in generale,attraverso la realizzazione del CD Apsaras edito da Projekt, ed al cd da me prodotto su HSL di un suo concerto a Bombaj, Morning raags. Altri geniacci sono Werner Durand con cui ho un cd "Aquaplanning" in uscita, grande sperimentatore specie di strumenti a fiato autocostruiti, vicino al minimalismo e grandissimo intenditore della musica tradizionale di tutto il mondo (che per la cronaca non ha molto a che fare con la world music che si trova nei supermercati), poi Antonio Testa più vicino alla musica tribale e sciamanica. Il metodo di lavoro che si adotta insieme non e' sempre lo stesso, credo però che sia importante incontrarsi,e' un vero peccato collaborare soltanto via posta anche se alle volte il lavoro che ne risulta può essere ugualmente interessante, lo è meno l'esperienza che accompagna la creazione.


D: C'è un confronto di metodi di lavoro? Il tuo quale è? Ha subito evoluzioni o modifiche nel tempo o è rimasto sostanzialmente lo stesso?


R: Il metodo è restato simile, ma oggi lo posso impugnare come uno strumento autocostruito, prima era più casuale, lunare, il suo uso. La costante è quel feedback di esperienziazione che traccia la via, ossia quella chiara consapevolezza che guida il processo di composizione per lento o folgorante esso possa essere.

Ciò che é relativamente nuovo è la fissazione nel vaso di quella disposizione viva e rituale che porta a fissare ed a fondere insieme elementi concreti e acustici, con collaboratori, e poi a distillarli attraverso ben consolidati strumenti sensibili ed elettronici. E' come aver trovato un punto di vista dal quale per una speculare qualità, differenti strati sono possibili e miscelabili. E' come mescere qualità, feeling umani, tra il conosciuto e lo sconosciuto, il simbolismo ed il mito archetipico, e trattare di magia nello stesso modo in cui si tratta realtà.
Il modo che utilizzo oggi è piuttosto semplice e la coincidenza ed il caso sono importanti come lo sono l'errore ed il lampo di genio. Affinché la musica sia anche cerimonia ,rito e magia bisogna considerare l'unione di musicisti come un microcosmo di elementi che come pianeti si mettono tra loro in relazione. Si deve quindi fare attenzione alla qualità peculiare degli elementi, a seconda del momento presente.
Quindi trovato tempo e luogo adatto ,o semplicemente scelto nel possibile, verranno fatte scorrere le anime dei musicisti come si srotolano annali akascici, vale a dire meglio scomparire, scordarsi tutto, e nello stesso tempo ardire l'attimo e cavalcarne la lama. Senza alcun giudizio di ragione, registrare. Sono proprio i suoni più improbabili a farmi trovare la perfetta disposizione con più facilità, così registro con passione cigolii di porte, insetti intrappolati in ragnatele, bucce di limone che sfrigolano sulla stufa me accanto.
Il momento dell'improvvisazione contiene l'essenza, il vissuto dai musicisti, ma molto più che questo .. Perché quando ciò accade con semplicità e spontaneità opportunamente riscaldata si aggiungono significati simbolici che poi affiorano con maggiore forza nelle fasi conseguenti. Sgrossando ed organizzando ciò che è restato nella rete, apparirà infine qualcosa. Nel migliore dei casi una materia pura , l'elisir dell'esperienziare un suono in cui la vita è disciolta.
Certamente ogni musicista ha un suo metodo che va compreso, ma generalmente esso è per ognuno solo un modo per trovare la disposizione idonea . Ed è per questo che nel momento eletto conviene concentrarsi soltanto sul suono.

D: Quale è la strumentazione che usi e l'ambiente in cui lavori o da cui trai maggiormente ispirazione? Ti senti più legato alla tecnologia o all'ambiente? Una domanda che magari può sembrare strana per uno "scultore di musica d'ambiente"


R: L'anima arde vita intensamente, e l'adattamento ai tempi oggi tecnologici può offrire possibilità fisiche di realizzazione personale che allargano gli orizzonti possibili oltre i 360 gradi. Utilizzo un registratore DAT per cogliere l'attimo sonoro dell'incontro, poi con un campionatore e dei moderni sistemi di registrazione su HD con l'ausilio di multieffetti e editing che stanno al passo con le visioni che il processo produce. L'ambiente che è sia fisico che coscienziale si rifrange nella sottile varietà del sensibile in sempre più combinazioni percettibili. La tecnologia non più mitizzata, si incontra con gli elementi piu' concreti che il suono ci fornisce. L'origine del suono è sempre lo stesso: materia che vibra messa in movimento dal soffio creativo dell'anima attraverso movimenti ,o funzioni del corpo. Altre volte è l'intenzione sovrana,a muovere REC " fissare" qualche evento sonoro che ci passa accanto. Tutto ciò può apparire strano a me pure, ma è soltanto l'essere qui che può permetterlo.

Ed è poi la stessa energia di ricerca a rimpastare tutti gli ingredienti fissati mettendoli in relazione alla luce della folgore imperante. E' necessario sciolto il raziocinio, avere umiltà  ed autocritica, per trovare il giusto rapporto tonale o magia. Come sempre è raccomandata la padronanza dei mezzi e la qualità degli effetti ottenuti tramite la tecnologia, alla quantità oggi offerta con generosità dalle proposte di mercato. L'ambiente è lo stesso di sempre, forse estremizzato dalla crescente condensazione di spazio e di tempo con i conseguenti effetti psicofisici che la modernità induce, purtuttavia il momento primo e' pur sempre alla portata di chiunque ed è contenuto nella dimensione pura al di la dei condizionamenti suddetti. Il termine Farsi Spazio diventa ancora più attuale in quello del Farsi Tempo. Infatti scolpire tempo induce fascinazioni che moltiplicano le coordinate ed allargano ben oltre le possibilità ragionevolmente concepibili .