Una precisazione - questo schema è tanto generico quanto impreciso, ma anche se si volesse catalogare per riprendere ogni singola sfumatura, ogni gruppo avrebbe un'etichetta a se stante e si perderebbe totalmente il senso di questa operazione: orientare le persone e far capire l'evoluzione nel tempo, nonché la parentela tra generi.

Cosa sono i generi?

I "generi" nascono niente più che dall'ovvio confronto di un gruppo con un altro.  Se si trovano alcuni che hanno certi punti in comune si possono, ovviamente, accomunare, ossia raggruppare e dedicargli un nome collettivo.
Scritte vicine sono generi "imparentati" tra loro, mentre la discendenza più o meno diretta è segnalata con le frecce. Spostandosi dal centro, si ha un avanzamento temporale e un allontanamento dai ceppi originali, cosicché per discendenza sono stati citati generi come il future pop o il neofolk (citati più per questioni di completezza che per una qualsiasi appartenenza), che però ormai sono così a se stanti da essere esterni e non più neppure satelliti del gothic e addirittura della new wave, nella sua accezione più ampia.
Inoltre ogni "genere" è in realtà  un calderone con differenze grandissime, tanto che susciteranno più di uno stupore e mille obiezioni, ma in fondo bisogna capire che è solo una vaga dicotomia, tanto per distinguere Aube dagli Icon of Coil, i Forseti dai 45 Grave.

Purtroppo la vaga distinzione tra gruppi si è fatta sempre più marcata, creando l'eterna battaglia delle etichette: questo è così, quello è cosà . Questo "gioco" si è spinto così tanto che si è venuto a formare una canonizzazione dei genere in confini "precisi", che ha portato ad una notevole riduzione dell'inventiva, portando alla stagnazione che viviamo oggi, che quindi richiede contaminazioni quali il metal, la techno etc. Insomma, quando sono nati i generi (almeno come nome diffuso e quindi come inquadramento in certi canoni), quello è stato anche il momento della loro morte, nel senso di morte creativa e di innovazione, libera da ogni schema ma ormai paralizzata dal canone stesso.

Quello che viene inteso al giorno d'oggi come "dark" è un guazzabuglio incongruo che spazia tra una trentina di generi che a volte hanno poco a che fare tra di loro (e a volte col dark stesso): dark diventa un nome collettivo, con pochissimi tratti comuni, in cui il post punk è una cosa (es Play Dead, che negli anni '80 si rifiutavano di essere chiamati gotici), il gothic è un'altra e la new wave è un'altra ancora. Gli artisti invece hanno sempre tentato (spesso - ahimè - invano) di staccarsi da stereotipi restrittivi, evitavano di essere accomunati l'un l'altro per evitare che la loro personalità  si perdesse nella massa.
Addirittura ogni artista si può pensare a sé, e per evitare un sovraffollamento di generi su generi, solo il nome collettivo dark (cioè tutto e niente) sembra appropriato. Però c'è da sottolineare che non tutto quello che è citato qui è "dark" tout court, ma sono segnalati tutte le diramazioni che si sono propagate nel tempo e - a torto o ragione - sono rimaste associate al nome. Il dark in sé per sé è un ramo della new wave, che discende direttamente dal post punk: quindi gothic, deathrock e darkwave  sono il nucleo essenziale, mentre l'affinità  di suoni colloca giusto accanto il post punk, la new wave e la musica industriale, che in realtà  sono nettamente più ampi. Ma un gruppo famoso negli anni '80 non diventa direttamente dark a priori, nonostante la matrice comune (chiunque conosca i soft cell o i duran duran non pensa minimamente a chiamarli dark, eppure sono ben apprezzati e spesso messi nelle selezioni musicali a tema), così come ad esempio la musica industriale non è appannaggio esclusivo dei dark (anzi!), tanto per fare un nome che in genere fa comunque parte del background cultural-musicale. Già  era difficile accostarlo alla new wave alla fine dei '70, figuriamoci pensare come "esclusiva" del dark; esistono molti estimatori di musica industriale ed affini che non ascoltano gothic e viceversa. Quindi, sebbene sia un termine abusato fino al midollo, "dark" dovrebbe essere usato semplicemente come sinonimo di gothic/darkwave, e non per tutto quanto viene citato in queste pagine.

 

Ovviamente, come ogni cosa, anche questa divisione o la base stessa su cui si poggia, è opinabile ma per ragioni di completezza, sinteticità  e amore verso la musica nonché della precisione, ne risulta un affresco che è una mappa essenziale sia per capire la storia della musica che per orientare i meno esperti in questo mondo così vasto e grandioso. Anzi, è meglio sottolineare che questa ipotetica divisione qui compiuta è puramente descrittiva anziché categorizzante in alcun modo: questi nomi non sono muri, ma sentieri, non è un voler a tutti i costi obbligare ad uno stile, ma una umile annotazione sulle similitudini e rassomiglianze che uno può sentire nel vasto mare della musica. Non si è voluto assolutamente pensare i generi chiusi come recinti, ma bensì aperti come direzioni, come una bussola. Il Nord e il Nord-est non sono separati da un corridoio, ma sono un Lì, che è diverso da un LAGGIU', con le dovute cautele e sfumature.
Un'altra cosa non di poco conto in tutto questo mare di nomi, più o meno puntiglioso, è di capire la vera importanza di ognuno, e chi abbia contribuito in primo piano, chi in secondo piano, e chi sia stato semplicemente una nota a margine per amor di completezza (traguardo assolutamente impossibile tra l'altro), emulo di chi è venuto prima. I grossi nomi sono di certo quelli che hanno lasciato un'impronta nella Storia della Musica, i punti cardinali per molti anni a seguire; non scordiamoci che la new wave fu la colonna sonora di un'intera generazione, quindi è inevitabile che una grande fetta di persone ne sia stata influenzata. Se gente come Joy Division ha avuto un enorme seguito anche fuori dal genere, altre persone hanno influenzato pesantemente i generi (vedasi Sisters of Mercy ad esempio) altri ancora hanno avuto una forte influenza per una ristretta/issima cerchia di devoti appassionati che vedranno un caposaldo in ciò che all'epoca ha avuto diffusione minima ma essenziale (come potrebbe essere per Maurizio Bianchi. Ciò che adesso ha dietro uno zoccolo duro di collezionisti non vuol dire che hanno avuto il reale peso che attualmente vogliamo dargli, e riuscire a  quantificare non dico il suo reale valore ma, appunto, l'impronta storica che hanno dato, non è fattibile.
Quindi si vedranno citare molti nomi uno accanto all'altro, ma prendere per fondamentale chi ha stampato solo un paio di 7" diventa solo un gioco speculativo che poco ha a che fare con la diffusione della cultura musicale - scopo essenziale di questo scritto. Quindi l'intervento critico del lettore è necessario per poter collocare in maniera migliore di quanto non possano farlo le poche parole a disposizione tutta quella gente che verrà elencata qui di seguito,a  torto o ragione.

Il consiglio quindi è: leggete ed ascoltate, perché niente e nessuno di quello che è stato citato qui è da tralasciare.


Buona lettura e buon ascolto!

Fedemone