Moonlight Festival 2011

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Ho l'onore di riportare le mie umili impressioni per questa terza edizione (ma prima mia partecipazione) al Moonlight Festival, il primo vero tentativo di fare un festival ricorrente con tema la musica che preferiamo.
Un paio di cose al contorno, come doveroso cappello per conoscere bene una vicenda sorta fin dall'inizio nelle polemiche.
Difatti quest'anno il festival non vede più, nonostante il successo ottenuto, la stessa posizione dell'anno scorso - che fu Fano, ridente e accogliente paesino, ma di certo non esattamente comodo da raggiungere – esso si sposta nella rinomata Rimini presso il Velvet Club, grosso locale dedito al rock, anche se per via di una scelta obbligata che ha comportato un rallentamento nei lavori e nell'annuncio delle date, dei gruppi e via dicendo. Che è successo?
Le parole di Balleggi, membro dei Neon e co-organizzatore, sono state:
"Il Moonlight Festival ha lasciato Fano per propria volontà, perché l'amministrazione comunale non ha mantenuto certe promesse date gli anni precedenti, cioè di incrementare gli aiuti per gli allestimenti dell'area spettacoli, quindi non denaro ma aiuti tecnici. Per non dovere fare fronte da soli per la terza volta alle immense spese di allestimento, il Festival ha lasciato Fano. Rimini ci ha accolto a braccia aperte e offre strutture superiori e una grande disponibilità di dialogo rispetto a Fano.”.
Per i dettagli, ecco un articolo decisamente più corposo:
http://www.viverefano.com/index.php?page=articolo&articolo_id=303859
Inoltre, se gli anni precedenti il mezzo informatico è stato di grande aiuto per il sostegno del festival, quest'anno l'apporto è stato sicuramente più circoscritto (ad esempio, non aveva un forum dedicato come per l'edizione di Fano) e le informazioni sicuramente a riguardo si son fatte notevolmente attendere, causa la questione di cui sopra.
Polemiche a parte, pur non conoscendo direttamente le edizioni precedenti, è stata un chiaro successo: la gente non mancava (soprattutto il sabato), è stato ben organizzato (tra tempistiche, eventi sparsi nella giornata e capacità tecnica del Velvet, servizio di fast food - ahi, non lo amo purtroppo - interno al locale stesso, mercatino di abbigliamento e dischi - abbastanza fornito, anche se non a livelli dell'estero) e servito anche per chi non aveva auto come il sottoscritto (treni diretti per rimini, alberghi in zona e navette gratuite per tutta la notte), e son rimasto soddisfatto dal complesso.
Questo pur non essendo stato presente il venerdì, tra ferie mancanti e minor interesse, e avendo passato più le giornate al riposo che presso il RockIsland, locale molto ben raggiungibile via bus sul mare dove avvenivano i primi dj set della giornata il primo pomeriggio, mentre in seguito al primo piano del locale si sono svolte varie conferenze e presentazioni di libri.
Questi sono stati sia opere di letteratura & poesia, quanto di saggistica musicale (di cui posso consigliare solo il bel libro Industrial [r]Evolution, in mio possesso (per successivi dettagli rimando al sito stesso http://industrialrevolution-gr.blogspot.com/.) Partendo per cui dal fondo, ossia il giudizio finale dell'evento, posso esserne ben contento sia a livello organizzativo sia musica perché i concerti sono tutti belli, sebbene non sia stato colpito per nulla dai nomi minori che ho trovato piacevoli ma trascurabili.
Saltando il venerdì che non mi ha visto presente, il sabato è partito con i tedeschi Beauty of Gemina, connubio tra elettronica ballabile e gothic rock che ho seguito dall'inizio da lontano, e non essendone particolarmente colpito, solo di sottofondo.
I nomi maggiori spiccano sul serio, sono due colossi della musica elettronica, prima i Clock DVA di Adi Newton (assieme alla moglie e a Maurizio Martinucci) assenti dalle scene da molti troppi anni, e poi uno dei fondatori della cosiddetta Electro Body Music, ossia i Deutsch Amerikanische Freundschaft, per gli amici e cultori, solo D.A.F. I Clock DVA hanno diviso il pubblico perché ci si aspettava di più da questa data: problemi tecnici a non finire, canale audio che andava e veniva in mono, basi che partivano a casaccio, la sensazione che certe parti suonate mancassero, ci si aspettava qualche pezzo extra degli anti-group, in concreto assenti (formazione parallela dello stesso Adi).
Ho parlato con dei tizi del Moonlight per la gestione tecnica della cosa e a quanto a pare aveva portato il triplo delle attrezzature che si aspettavano (di chi la colpa? boh).
Ad un certo punto gli hanno detto di smettere di attaccar roba perché non potevano più gestirla! Sono riusciti a metter in piedi lo spettacolo ma probabilmente qualcosa deve esser sfuggito di mano.
Nonostante tutto a me è piaciuto, l'inizio era ben gestito tra citazioni letterarie e il tema di fantascienza che lo pervade, un po' perché suonato in maniera differente dagli album (the hacker è un esempio, con la melodia principale ben "visibile" e di sottofondo delle aggiunte a contorno. Resta da capire se il volume di queste era voluto e se fosse stata intenzione di aggiungerne altro).
Tra la prima parte più cosmica psichedelica e poi la sezione ritmica in seguito, musica frattale (con ricorsività interne), la coreografia, io son rimasto contento.
Non stupito, ma contento. tra i pezzi eseguiti (tutti annunciati sullo schermo assieme a citazioni di opere letterarie e accenni mistici): sound mirror, hacker, fractal 9, midnight blue.
Altra pecca del gruppo è che non c'era neanche l'ombra di un banchetto dedicato, con delle informazioni almeno visto la data del rilascio dell'attesissimo mega box ricompilativo di tutta la carriera (ossia tutti gli album, più un inedito e un libro, tutto per la Mute) sia concreta: 18 ottobre.
Arrivano poi i, DAF erano divertenti come ingoiare un dado a sei facce, un concerto magnifico e drammatico nello stesso tempo, con l'ossessione e il minimalismo in primissimo piano e l'elettronica solo come sfondo. Per capire cosa è stata l'EBM e perché era messa nella grey area, un tempo.
Inizia con una versione acustica (!!) e irriconoscibile di verschwende deine Jugende, per sola voce e batteria suonata da Gorl con martellante perizia.
Ha spiazzato parecchio, ma era il degno incipit per tutta un’esibizione monocorde e feroce, che non poteva non entusiasmare e sfiancare allo stesso modo.
Il confronto con Mccarty degli (ex)Nitzer Ebb che vidi tempo fa è proprio l'opposto, belloccio e muscoloso frontman accattivante mentre musica elettronica faceva muovere i culi - insomma quello che ti aspetteresti dall’EBM così com’è conosciuta, mentre i DAF hanno proposto la violenza pura di un suono scarno e scarnificante, con ben poca melodia, ben poco spazio al ballo e ben poco intrattenimento classico, ma più declamazioni e grida.
Un trionfo, insomma.
Domenica per motivi d’ingombrante attrezzatura sul palco iniziano i Rosa Crux, che sono stati i migliori in assoluto.
Spettacolari nel senso più stretto del termine, cioè coreografia, presenza sul palco, video e persone coinvolte, singolarmente e come performance, poi c'è la musica che è una moderna fusione indimenticabile e riuscitissima di molte tendenze del gothic primigenio: c'è la parte liturgica e medioevaleggiante, la darkwave, il percussionismo e il senso apocalittico e terribile che molto neo folk/industrial vorrebbe avere.
L'unica pecca è con tre soli album il repertorio - eseguito in un’ora e mezza - tende a ripetersi da esibizione a esibizione (e lo dico perché è la quarta volta che li vedo!) I Rosa Crux sono come al solito il miglior gruppo degli ultimi quindici anni: performance complessa (non come fu a Milano o Reggio Emilia o Lipsia come mi hanno raccontato, ma meglio che altrove), durata un'ora e mezza, con i video, sbandieratori e la danza della terra.
Non troppa gente ma decine e decine di entusiasti (nonostante tutti i cd vendono meno delle magliette nonostante i costi minori... Purtroppo c'era solo Proficere, e il dvd mi ha detto che dovranno ristamparlo a breve, tra l'altro lavorano al nuovo album.)
Cori infernali, chitarra & batteria, un ottimo suono (confermato dallo stesso Olivier, contento del risultato), parte visuale magnifica come sempre.
Pare strano che a nove anni dall'ultimo lavoro siano ancora così appassionati, così convinti (in genere un autore tende ad annoiarsi) anche se, in effetti, il repertorio è di solo tre album, che non sono tantissimi - curiosità, sul palco ha annunciato di aver suonato anche il loro primissimo brano in assoluto, una rarità!
I Go Flamingo non sono riusciti ad accaparrarsi la mia attenzione, un anonimo rock'n'roll pezzato di gothic, ben suonato ma non molto efficace per quanto mi riguarda.
Chiudono gli UK Decay, con Abbo in formissima nella sua voce stentorea, non più punk, ma decisamente virato verso quella forma che è stato il nocciolo del gothic.
Gli UK-Dk non hanno un repertorio del tutto legato alla melodia, e non sempre quindi riesce a essere accattivante ma cattivo di sicuro: frastornante per certi versi e trascinante quando i più noti cavalli di battaglia (col culmine nel finale di For my Country) fanno muovere il pubblico un po' impomatato.
Infatti, sembra che nonostante l'abilità del gruppo, il concerto abbia un po' stentato a decollare ma verso la fine i picchi di emotività si sono sentiti eccome. Una buona performance devo dire.
Curiosità, tra le cose in vendita, oltre al CD ufficiale, anche alcuni 7" ristampati e la piccola raccolta dei Furyo per opera dell’osannata Cherry Red, gruppo successivo di Abbo e che smussa molte delle spigolature degli Uk-Dk senza perderne le atmosfere.

****
Il giudizio finale è positivo come anticipato, sia per il festival come contenitore, sia per il contenuto, e si vede che sta ingranando sul serio come manifestazione.
A questo punto viene in mente una possibile miglioria del festival: perché non fare conferenze stampa con gli artisti stessi?
Quante domande da fargli dalle esibizioni fatte alle prossime uscite, quante cose da sapere sul loro passato e sul futuro immediato, sessioni di autografi e via dicendo, insomma, avrebbe contribuito non poco per il nocciolo duro di fan, visto anche l'evento articolato in maniera di permettere ritagli di tempo accessibili e un numero non esorbitante di gruppi coinvolti, tale da non essere troppo difficili da gestire credo.
Detto questo, spero con vivacità nella prossima edizione!

Federico “Fedemone” Gennari

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