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1.     
La vostra musica è intimamente legata a luoghi e paesi particolari e voi stessi avete affermato che molta della vostra creazione artistica nasce proprio durante i vostri viaggi. Come e in quale misura la natura influenza i vostri lavori?   

 La musica ci aiuta ad evolvere, migliorare, conoscere meglio i nostri limiti e di conseguenza varcare spazi di libertà  espressiva e spirituale che altrimenti faticheremmo a conquistare.
In questa vita la musica è il mezzo per immaginare questi orizzonti, per intravederli. Non è il mezzo più elevato anche se è un mezzo nobile. Crediamo che la forma più elevata di evoluzione spirituale, armonia ed equilibrio sia vivere di una musica interiore che non ha bisogno di espressione, di essere creata, suonata, a cui non si debba dare una forma determinata. Vivere della musica cosmica vuole probabilmente dire dimenticare la nostra identità  individuale e divenire partitura celeste, infinitesima parte di una armonia ultraterrena. La natura, il paesaggio, i cambiamenti della luce, le visioni sono la forma più perfetta di bellezza e significato, l'uno alimenta l'altro. Siamo pellegrini assetati di bellezza e ci incamminiamo lungo le strade del mondo mai sazi del movimento delle cose. Le piante muovono le loro foglie nel vento e cambiano forma e colore continuamente e così fanno l'acqua, il fuoco e l'aria. Questo movimento è l'essenza del ritmo. Questa danza ci fa dimenticare noi e la nostra patetica ricerca di grandezza e riconoscimento e ci fa vivere in profondità . Molti di noi, molti esseri umani cercano tutta la vita affetto e riconoscimento, oppure grandezza e potere mentre è solo liberandosi di se che si diventa parte del tutto, una goccia del mare che gode del creato, finalmente affrancata dalla paura. 

2.     Un elemento ricorrente nei vostri album è il mare. Cosa vi ha spinto a dargli questo importante ruolo?  

Certe cose non si spiegano ma si sentono. Quando, sin dall'infanzia, si subisce questa fascinazione e man mano che si cresce questo bisogno di catarsi si amplifica e anche quando siamo seduti nell'erba a contemplare le cime dei pioppi che ondulano al vento abbiamo l'impressione di vedere e sentire (ascoltare e sentire dentro) il mare, il mare è ormai parte di noi. Il mare è per tutti un'eredità  ancestrale, veniamo tutti dal mare, le razze della terra sono nate nel mare, dal mare e in fondo ne serbano memoria. Personalmente uno dei miei sogni ricorrenti è quello di poter nuotare veloce tra luce ed acqua con un branco di delfini, come uno di loro, a volte il bisogno di questo atto liberatorio fa quasi male. E poi l'acqua e la musica sono fatte della stessa sostanza, qualcosa di rotondo e ondulatorio, una sorta di spirale acustica, di culla infinita, di ventre materno. Quando lessi le prime pagine del Silmarillion di Tolkien mi emozionai profondamente perché il legame tra gli elfi, l'acqua e la musica è descritto con note toccanti. La musica è acqua di mare evaporata in una calda notte d'estate, una notte di nostalgia e smemoramento. 

3.     La vostra musica è un mosaico di diverse influenze culturali distanti tra loro nel tempo e nello spazio. Questo si riflette anche nelle diverse lingue antiche e moderne usate nei testi. Cosa ne determina la scelta al momento della composizione? 

Agiamo d'istinto sia per la scelta della lingua che per le influenze musicali. All'inizio eravamo stupiti e ci chiedevamo come mai si materializzavano certe trame di suono, un gusto per temi medioevali, orientali o barocchi, una sequenza di ritmiche etniche che sembrano provenire da paesi non meglio identificati e come mai la dolcezza e la bellezza del mediterraneo erano parte delle nostre creazioni. Non ce lo siamo mai spiegati e ora mi dico che è l'esperienza del vissuto precedente, quello lontano, quando in altri luoghi ed in altri tempi parlavamo o ascoltavamo lingue esotiche ed eufoniche, quando percepivamo suoni inediti da vicoli e terrazze, vicino ai porti , tra sacchi di spezie e granaglie. Le lingue sono bellissime ma poi ti accorgi che limitano l'espressione e vorresti usare suoni che appartengono a tutte e a nessuna, nella stessa frase, nello stesso momento e così le lingue nascono e si rinnovano ed è quello che abbiamo spontaneamente fatto in alcuni brani di "Kremasta Nera".

4.     Nei vostri album grande importanza riveste l'universo femminile come è dimostrato anche  dal recente Kremasta Nera. Avete raccontato storie di donne, vissute nel passato descrivendone pensieri, amori e morti. Qual'è la vostra opinione sul ruolo della donna al giorno d'oggi nel nostro paese?  

Mi è difficile parlare di questo. Ciò che penso è doloroso e contraddittorio e non sempre corrisponde a ciò che sento incontrando una donna, scambiando energie. Riesco difficilmente a classificare e dividere gli esseri umani per la loro identità  sessuale e per la educazione che spesso deriva da quest'ultima. Sento e vedo in modo androgino, è un termine vetusto poiché vorrei dire libero, svincolato da esigenze riproduttive, mantenimento della specie e difensive (del nucleo famigliare, del mantenimento e diffusione della propria progenie). Io riconosco la donna quando è parte integrante della natura e torna alle sue origini quasi  mitologiche, amo la ninfa, la silfide, l'ondina, la contemplatrice e chi sente con poesia. Mi sento male quando vedo uomini che cercano donne perché spinti dai limiti e dalla potenza dei propri ormoni e donne che cercano uomini al fine di rinchiudersi in un circoscritto ed egoista nucleo famigliare dove le esigenze della vita quotidiana e della sopravvivenza della propria famiglia passano sopra i propri desideri di evoluzione e di ricerca interiore e, dove si "esiste" in modo univoco, cieco, unilaterale. A volte immagino i clan di un tempo immaginario, le comunità  celtiche di donne sacerdotesse che creavano e conservavano, proteggevano e donavano e che erano consce di essere acqua, pianta, luce e vento e che la fiamma della natura in loro ardeva e che l'amore per le loro creature era lo stesso che portavano al creato. A volte immagino una vita libera da divisioni sessuali e ancor peggio gabbie psicologiche e comportamentali, una visione platonica. 

5.     Ascoltando la vostra  "Nossa Senora dos Anjos" ho pensato che mille parole non riuscirebbero a farmi avvertire così profondamente il senso della spiritualità  quanto essa. A questo proposito volevo chiedervi, come vi ponete nei confronti della spiritualità  ? Vi riconoscete in qualche particolare religione o la vivete esclusivamente come qualcosa di intimo e individuale? 

Credo che l'animismo, il sentire, percepire, condividere con umiltà  lo spirito delle cose create in natura sia la cosa che più ci accomuna. Sentiamo pace nei luoghi sacri, quelli dove tanti hanno pregato o nei luoghi in cui la natura regna ed una sorgente è un santuario. La spiritualità  è un annullarsi per ritrovarsi, una lotta quotidiana per domare le proprie velleità  egoistiche, le proprie brutture fino a comprendere che siamo fatti di tutto, tutti i colori sono in noi e non dobbiamo negarli. La cosa più preziosa è la propria innocenza, una visione limpida sulle cose. Bisogna preservarla. Non tutti sono capaci di farlo vivendo fra gli orrori della vita, al centro di situazioni insopportabili e riuscendo a trasformare anche queste situazioni in attimi di vita importanti. A volte per farlo bisogna chiudersi in santuari, o meglio vivere lontano dalle persone e dalle cose per non morirne. Lo fanno i monaci, in particolare i monaci buddhisti e non è una scelta vigliacca ed individualista. Il distacco dagli uomini e dalle cose è solo una strada come tante altre. Poi ci sono persone che devono donare, dare, agire materialmente. Ci sono spiriti contemplativi e altri attivi. L'azione può essere materiale, dare una mano; oppure eterea, come una preghiera o un mantra che inviano energie purificatrici o come una melodia che ci aiuta a ritrovare un nostro giardino segreto ed incontaminato in mezzo al dolore e ai compromessi. Probabilmente dobbiamo vivere tutte queste fasi in ognuna delle nostre vite e il distacco è la parte di finale di questo percorso, come quando un moribondo deve trovare qualche minuto di intimità  per varcare la soglia e intravede il cono di luce ed è ormai lontano dal tutto.  

6.    C'è un vostro album cui siete per qualche motivo particolarmente legati e che considerate una tappa fondamentale per la vostra crescita?  

Non uno in particolare, abbiamo la tendenza a ripetere che ciò che non è ancora sbocciato è quello che ci interessa al presente. Dobbiamo ammettere però che ci sono stati album che sono stati vissuti con una intensità  ed una partecipazione, un coinvolgimento molto forti. Le storie che raccontavano erano importanti e noi abbiamo sempre vissuto in prima persona queste storie, in modo viscerale. Non sempre questi album erano i preferiti degli ascoltatori. Fortunatamente ognuno vive le cose  suo modo. Ognuno ha una diversa sensibilità . Esistono poi momenti condivisi da tutti e questi sono momenti magici, quelli in cui la musica parla un linguaggio universale, a volte intimo, raccolto, ma abbraccia tutti, allo stesso modo, diventa una coperta calda, un abbraccio di un amico sincero in un momento difficile, l'alba dopo una notte stellata spesa su una spiaggia greca, lo sguardo che ci scalda perché ci rassicura, la corsa a perdifiato e l'attimo in cui si è felici perché ci si riconosce senza paure. 

7.     Infine una domanda che avrei voluto farvi da sempre: come riesce un artista a conciliare la propria dedizione all'arte con la quotidianità , il lavoro, i problemi economici ecc, cose che  in ogni caso comportano importanti compromessi ?

La propria dedizione all'arte è come la fede: rende ciechi e coraggiosi, intrepidi e incoscienti. Nessun compromesso artistico, per il resto si lavora come tutti per poter essere liberi nella musica e non è un'umiliazione. Mantenere il gusto e la passione per quello che si fa è un miracolo che ci protegge da tutto. Nessuno di noi è sposato o ha famiglia, però non lo sentiamo come una limitazione o una rinuncia. Abbiamo seguito il corso delle cose e comunque sia andata, abbiamo lasciato che la musica ci lavorasse dentro. Viviamo il presente. Ci lasciamo guidare dall'istinto. 

Ringraziamo Buio.net per averci dedicato il suo tempo e chi leggerà  per averci concesso preziosi minuti d'attenzione.

(Francesca)